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25 01 2014

January 25th - Addio a Piero Busnelli






Aveva convinto il suo sarto a confezionargli tre giacche molto particolari: una in stoffa "provenzale" a roselline multicolori su fondo nero, l'altra in "traliccio" a rigoni da materasso e l'ultima in telone industriale ecrù.
Era il 1972 e al Salone del Mobile di Milano dove debuttavano le mie "Bambole" - divani, poltrone, letti disegnati per l'allora C&B (che nel 1973 si trasforma in B&B) - Piero Ambrogio Busnelli si presenta a giorni alterni, irriverente ed elegantissimo, vestito con i tessuti dei miei imbottiti. Non ho mai visto nessun altro fare niente di simile.
Uno "scandalo" minore se rapportato, però, a come aveva scelto di lanciare questa nuova serie di arredi: Donna Jordan, la musa di Andy Warhol, fotografata a seno nudo da Oliviero Toscani in pose tutt'altro che volgari o provocatorie. Li aveva chiamati ben sapendo che avrebbe sollevato un polverone. La cosa ovviamente lo divertiva e, puntualmente, gli scatti vennero censurati sui manifesti pubblicitari esposti un po' dappertutto nella vecchia Fiera di Milano. Il "senso comune del pudore" suggerì ai dirigenti del Salone di coprire il seno di Donna Jordan con una generosa striscia nera, destinata a rendere celebre quella irripetibile campagna pubblicitaria.
Le mie "Bambole"? Vinsero il Compasso d'oro ed ebbero un grande successo internazionale. Basterebbe questo ricordo per delineare la figura di Busnelli, un concentrato di energia, carisma, intuizione.
Sempre dirompente e propulsiva. A cominciare da quando nel 1966 aveva inventato dal nulla, con Cesare Cassina, nella meravigliosa Brianza felix una azienda innovativa con la mission di produrre su scala industriale arredi di qualità con l'impiego di nuove tecnologie.
Io, ancora giovanissimo anche se già consulente di Olivetti e con in tasca due compassi d'oro, vengo chiamato a far parte del gruppetto di quattro architetti che devono disegnare i primi prodotti della azienda ai suoi inizi. Ed ecco subito la zampata di Busnelli. Aveva un piccolo laboratorio di plastica e vetroresina, la Plestem, che mette a mia disposizione per provare e sperimentare. Erano gli ultimi giorni di luglio del 1966 e durante una breve vacanza disegno in tutta fretta "Amanta", una seduta composta da un "guscio" in plastica, appunto, con una buffa forma a zig zag, e due grandi cuscini. Viene adottata al volo da Lufthansa per tutte le sue vip lounge ed entra nelle case e negli uffici di tutto il mondo, segnando un altro record per l'azienda di Cassina&Busnelli: è la prima volta che un materiale sintetico (la "plastica") entra in casa dalla porta principale come arredo.
Un'ulteriore testimonianza della straordinaria libertà e assenza di pregiudizi di un giovane capitano d'industria che aveva cominciato la sua avventura con la quinta elementare. Un autentico e prodigioso self made man. A noi citava la mitica "Bauhaus" pronunciandola con un divertito e sfrontato "Bau baus" e parlava di "Design" come di una strana tendenza dalla quale non si poteva ormai prescindere.
Eppure proprio a noi architetti, ma anche a imprenditori, critici e storici, dava in quegli anni una lezione importante.
Che forse si può riassumere in tre parole: guardare lontano e osare.

All'anagrafe era Piero Ambrogio, per me e molti altri era e sarà sempre, affettuosamente, l'indimenticabile Pierino.

 

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